IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

sabato 11 novembre 2017

Caos Tari, la tassa sui rifiuti I Comuni l’hanno “gonfiata”

La gran parte dei municipi italiani ha applicato la quota variabile alle pertinenze dell’utenza domestica chiedendo ai contribuenti più di quanto dovevano versare. L’interrogazione del parlamentare 5 Stelle, Giuseppe L’Abbate, e la replica del Mef

Anche stavolta il diavolo sta nel dettaglio. Ad accorgersi del dettaglio un giovane parlamentare del Movimento 5Stelle, Giuseppe L’Abbate. Con l’aiuto del suo commercialista ha notato che nel versamento della tassa sui rifiuti qualcosa non quadrava e per questo ha fatto un’interrogazione parlamentare. Il suo comune, Polignano a Mare nel barese, nel suo regolamento per la Tari aveva applicato la quota variabile a tutte le pertinenze dell’utenza domestica, compresi box e cantine. In realtà, come ha chiarito recentemente il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, si tratta di un’errata comprensione della legge di primo livello, secondo la quale la Tari, per la parte variabile, va applicata soltanto all’abitazione e non anche alle pertinenze. 

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Peccato che finora siano stati in pochi, nei regolamenti Tari, ad applicare la normativa come andava fatto ed è pertanto complicatissimo comprendere quanto i contribuenti abbiano già versato impropriamente. Per capire però se si è stati frodati nostro malgrado, è necessario constatare sull’avviso di pagamento — che contiene il riepilogo dell’importo da pagare — le istruzioni per il versamento (scadenza rate e codice tributo) nonché il dettaglio delle somme. È in questa parte che l’ente indica le unità immobiliari (con i dati catastali: foglio, particella, sub), la superficie tassata, il numero degli occupanti e la quota fissa e variabile distinta per ogni unità immobiliare. La quota variabile, ricordiamo, deve essere presente solo per l’abitazione, non anche per le eventuali pertinenze. Per chiedere invece eventuali rimborsi è necessario attendere una circolare ministeriale del ministero dell’Economia, di cui lo stesso Baretta dovrà farsi carico, magari concertandosi con le associazioni dei consumatori.

sabato 14 ottobre 2017

ARRIVA IL FISCAL COMPACT, UNA SCIAGURA PER L'ITALIA,E NESSUNO NE PARLA!!!

Alzi la mano chi nelle ultime settimane ha visto anche solo un trafiletto o un qualche servizio televisivo menzionare il Fiscal Compact.
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In un clima già da campagna elettorale inoltrata, non passa giorno senza leggere di alleanze che si creano e si disfano, di questo o quell’esponente politico che passa da uno schieramento all’altro, di sondaggi e intenzioni di voto. Questo per non parlare delle infinite discussioni intorno alla possibile legge elettorale con la quale dovremmo andare a votare il prossimo anno. Peccato che qualsiasi futura maggioranza parlamentare e qualsiasi governo dovesse insediarsi all’indomani del voto rischia di essere, se non commissariato, per lo meno fortemente limitato nelle proprie scelte. Se lo scopo principale di un governo è infatti quello di gestire e indirizzare le risorse disponibili per attuare determinate politiche, il futuro sembra verrà deciso altrove. Entro la fine dell’anno, il Parlamento dovrà ratificare il Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, meglio noto come Fiscal Compact.Tra le diverse disposizioni, questo trattato prevede l’obbligo di riportare entro 20 anni il rapporto tra debito pubblico e Pil alla fatidica soglia del 60%, uno dei parametri degli accordi siglati a Maastricht all’inizio degli anni ’90. Parametri fortemente criticati per la loro arbitrarietà, a maggior ragione perché da applicarsi indistintamente, senza considerare le specificità di un paese, la fase economica o la situazione sociale e occupazionale. L’Italia ha oggi un rapporto tra debito e Pil superiore al 130%. Sarebbe lungo il discorso su come si è arrivati a tale percentuale. Basti ricordare che da oltre il 120% della metà degli anni ’90, si è scesi al 103% nel 2008, per poi registrare un’esplosione che è seguita, in Italia come nella maggior parte delle economie occidentali, allo scoppio della bolla dei mutui subprime. In altre parole una crisi della finanza privata il cui conto è stato scaricato su quella pubblica. Al culmine del paradosso, la prima è ripartita a pieno ritmo, inondata di soldi tramite quantitative easing e altre politiche monetarie, mentre alle finanze pubbliche vengono imposti tagli e controlli durissimi. Ancora peggio, con un ribaltamento dell’immaginario collettivo le responsabilità delle attuali difficoltà vengono addossate ai debiti pubblici.
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Tale ribaltamento di cause e conseguenze della crisi è la giustificazione per volere introdurre un trattato con forza superiore alle legislazioni nazionali che ci imporrà di scendere dal 130% al 60% in venti anni. Secondo i suoi difensori, il Fiscal Compact più o meno “si pagherà da solo”. Crescita dell’economia e inflazione dovrebbero garantire un aumento del Pil che porterebbe a ridursi il rapporto debito/Pil. “Basterebbe” quindi un avanzo di bilancio non troppo gravoso per rispettare i dettami del Fiscal Compact. Dovremmo quindi imporci di rinunciare a qualsiasi margine di manovra dei prossimi governi per realizzare avanzi primari, ovvero sempre più tasse e sempre meno servizi erogati. Questo nella migliore delle ipotesi. Non è chiaro chi abbia la sfera di cristallo per potere prevedere crescita dell’economia e inflazione su un periodo di venti anni. I risultati del recente
passato – per non parlare di possibili nuove crisi in un mondo sempre più dominato dalla finanzaspeculativa – non invitano certo all’ottimismo. In caso di una nuova, probabile, flessione dell’economia, rispettare il Fiscal Compact significherebbe un disastro sociale ed economico. Quello che però colpisce di più è l’affermazione definitiva della tecnocrazia sulla democrazia.
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Qualsiasi futuro governo dovrà operare entro margini strettissimi e imposti da una visione dell’economia come una scienza esatta, guidata da regole matematiche dove il benessere dei cittadini o l’ambiente diventano le variabili su cui giocare, mentre i parametri macroeconomici sono immutabili. Indipendentemente da cosa ci riserva il futuro, il debito va ridotto a marce forzate e questo va garantito a ogni costo. Che il costo sia disoccupazione, perdita di diritti, impossibilità di investire per una trasformazione ecologica dell’economia, non è un problema, non può essere nemmeno materia di discussione. Attac Italia ha provato a rompere il silenzio lanciando una campagna di informazione e una petizione da firmare on-line. Perché è a dire poco incredibile assistere al livello di un dibattito concentrato sulle presunte responsabilità dei migranti, mentre in un Paese con 4,8 milioni di persone in povertà assoluta stiamo affermando che ci imponiamo vent’anni di alta pressione fiscale e tagli alla spesa pubblica e ai diritti fondamentali. Il problema non è e non può essere “prima gli italiani”. Il problema è se sia possibile sancire che la vita delle persone – di tutti noi – sia sacrificabile nel nome di una percentuale decisa decenni fa da qualche burocrate.
(Andrea Baranes, “Fiscal cosa?”, da “Sbilanciamoci” del 10 ottobre 2017. Per informazioni e per firmare la petizione: www.stopfiscalcompact.it).

giovedì 28 settembre 2017

Concorsi truccati all'università, a Firenze i primi interrogatori di garanzia dei docenti

Il rettore dell'Ateneo fiorentino: "Siamo doppiamente feriti perché non vogliamo che una malattia venga scambiata per una epidemia". Il sindaco di Firenze: "Storia odiosa, avvelena i pozzi della cultura"

 

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Firenze, 26 settembre 2017 - Università nella bufera: inizieranno oggi pomeriggio gli interrogatori di garanzia dei docenti coinvolti nell'inchiesta per corruzione in ambito accademico.
Il primo ad essere sentito dal gip Antonio Pezzuti sarà Adriano Di Pietro, uno dei sette finiti agli arresti domiciliari. Gli interrogatori riguarderanno anche i 22 professori sottoposti alla misura dell'interdizione. Dopo i destinatari della misura, il gip interrogherà gli accademici per i quali si era riservato la decisione l'interdizione: tra questi l'ex ministro Augusto Fantozzi. IL RETTORE DELL'ATENEO FIORENTINO  -  "Noi siamo i primi a volere che siano accertate quanto prima le responsabilità e se accertate che la punizione sia severa, rigorosa, esemplare. Ma nella comunità universitaria italiana ci sono migliaia di professori e di ricercatori che lavorano con onestà e hanno come faro il merito, la valutazione e la trasparenza. Siamo doppiamente feriti perché non vogliamo che una malattia venga scambiata per una epidemia. Lo ha detto, stamane in una conferenza stampa, il rettore dell'ateneo fiorentino, Luigi Dei, commentando quanto emerso finora nell'ambito dell'indagine sui concorsi truccati. "Questi fatti - ha osservato il rettore - feriscono in prima battuta e soprattutto la comunità universitaria. Siamo colpiti, tristi e amareggiati. Cose di questo genere non dovrebbero mai succedere".
IL SINDACO DI FIRENZE  NARDELLA -  "Mi rivolgo ai tanti studenti, ricercatori e professori che ogni giorno si impegnano con onestà, dedizione e passione, affinché rompano il vergognoso velo di omertà che ancora oggi copre il mondo della ricerca e dell'università. È il momento di reagire per il bene dell'Italia, per restituire fiducia ai cittadini e per lasciare ai nostri giovani l'opportunità di provarci e di far valere il proprio talento e il proprio sacrificio". Lo scrive in un post su Facebook il sindaco di Firenze Dario Nardella, in merito all'inchiesta sui concorsi truccati all'università. "Mi colpisce al cuore la notizia degli arresti e delle indagini su decine di professori universitari in tutta Italia, accusati di aver truccato concorsi pubblici spartendosi cattedre e favori. Mi colpisce in maniera particolare perché si parla di un mondo che conosco bene e nel quale ho speso molti anni della mia vita come studente, come dottorando di ricerca e come docente precario" ha aggiunto.
"E mi ferisce - aggiunge  - perché è un caso diffuso in tutta Italia e tocca anche la mia città, Firenze, capitale della cultura e simbolo di quel Rinascimento di arti e di pensiero che ha nutrito per secoli l'umanità intera. Questa storia è odiosa perché avvelena i pozzi della cultura, della ricerca e della formazione, distrugge la speranza delle nuove generazioni e mina la fiducia dei cittadini verso l'istituzione universitaria che dovrebbe essere la colonna portante di un paese. Non dobbiamo arrenderci alla miseria umana e morale che ha contagiato i nostri atenei". "Chiediamo anzitutto alla magistratura - aggiunge Nardella - di fare presto e, se accertate le responsabilità, di punire in modo esemplare chi si è macchiato di questi reati. Truccare un concorso vuol dire uccidere la meritocrazia e compromettere il sogno di crescita e la credibilità di un paese e della sua classe dirigente". «Noi siamo i primi a volere che siano accertate quanto prima le responsabilità e se accertate che la punizione sia severa, rigorosa, esemplare. Ma nella comunità universitaria italiana ci sono migliaia di professori e di ricercatori che lavorano con onestà e hanno come faro il merito, la valutazione e la trasparenza. Siamo doppiamente feriti perché non vogliamo che una malattia venga scambiata per una epidemia». Lo ha detto, stamane in una conferenza stampa, il rettore dell'ateneo fiorentino, Luigi Dei, commentando quanto emerso finora nell'ambito dell'indagine sui concorsi truccati. «Questi fatti - ha osservato il rettore - feriscono in prima battuta e soprattutto la comunità universitaria. Siamo colpiti, tristi e amareggiati. Cose di questo genere non dovrebbero mai succedere». (ANSA).

Commento di Oliviero Mannucci: Questo è il principale motivo perchè l'Italia non spiccherà mai il volo. Ci sono troppi personaggi, in tutti gli ambiti, che si credono furbi e invece sono dei semplici COGLIONI!!!!

sabato 9 settembre 2017

Della serie la democrazia delle banane - Vietata a Roma la manifestazione contro la classe politica al Governo

di armando mannocchia 

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Armando Manocchi, direttore di Imola Oggi e promotore della manifestazione che avrebbe dovuto tenersi di fronte a Montecitorio il 12 settembre, ha inviato questa nota in cui denuncia la sistematica violazione nei suoi confronti del principio di libertà di associazione:
La manifestazione Avviso di sfratto in programma il 12 settembre ci è stata vietata! Viene leso uno dei più importanti Diritti inalienabili, quello di manifestare le proprie opinioni e il proprio dissenso. Nel contempo viene violata anche la Costituzione Italiana
Prendiamo atto di essere in un regime dittatoriale! Oltre a vederci bloccati sui profili e sulle pagine dei social, e quindi lesi nella libera espressione e di stampa, ora ci impediscono anche di manifestare. E’ di una gravità inaudita vietare una manifestazione spontanea, di popolo, pacifica, civile, democratica e autorizzata, indetta da una persona al di fuori delle parti e soprattutto al di sopra di ogni sospetto dal punto di vista etico e morale.
Ma non dobbiamo farci intimidire. Armando Manocchia, il promotore dell’evento , come da programma, nonostante sia consapevole delle conseguenze alle quali potrà andare incontro con questo regime, sarà in piazza Montecitorio il 12 settembre alle ore 15 per esercitare un diritto inalienabile sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dalla Costituzione Italiana.
Siamo determinati più che mai ad andare avanti e ritiene che, malgrado stiamo accettando di tutto, ingiustizie, vessazioni, soprusi, ruberie, con la giustificazione che sia per il bene di tutti, non possiamo accettare che vengano lesi, violati alcuni diritti fondamentali, diritti inalienabili come la possibilità di manifestare il proprio dissenso e di esprimere le proprie opinioni. Questo NO. Questo non lo dobbiamo accettare mai!
Questo divieto ad una manifestazione spontanea, di popolo, assolutamente civile, democratica e indiscutibilmente pacifica, aldilà di come è stata dipinta dal Questore di Roma in un atto arbitrario e politico, oltre che illegale, incostituzionale, soprattutto offensivo e lesivo della onorabilità del promotore e dei Cittadini che vi hanno aderito, descritti come persone che potrebbero mettere a rischio la sicurezza e l’ordine pubblico. Anche una Boldrini arriva a capire che quella del questore non è una azione nell’esercizio delle sue funzioni, ma una azione politica vera e propria a difesa di un sistema che sta depredando, desovranizzando e dissolvendo l’Italia e gli Italiani e che il questore, ordinamento giuridico alla mano e magistratura non collusa, avrebbe da tempo dovuto o dovrebbe reprimere quanto prima.
Abbiamo tentato persino una mediazione con la questura, ma l’esito è stato negativo. Interposte persone da noi incaricate, hanno tentato di dialogare con funzionari della questura di Roma al fine di far notare che questa situazione non è risolvibile attraverso il ricorso al TAR del Lazio, perché non ci sono i tempi tecnici. Non è risolvibile nemmeno attraverso il ricorso al Capo dello Stato, non soltanto per i tempi tecnici, ma soprattutto perché non ci sono i presupposti per fare ricorso al Capo dello Stato, visto che lo scopo stesso della manifestazione, non riconosce l’occupante abusivo del Quirinale come Presidente della Repubblica perché anch’egli, come il governo e il Parlamento, è incostituzionale.
Inoltre, è stato fatto loro notare che non è risolvibile, perché è tecnicamente e materialmente impossibile fermare decine, se non centinaia di migliaia di persone che hanno aderito spontaneamente ad una manifestazione di popolo, una manifestazione pacifica e apartitica per esprimere civilmente il dissenso a questa casta di parassiti, collusi, indagati, rinviati a giudizio, condannati, ladri, corrotti, corruttori, golpisti e traditori della Patria.
Manocchia fa sapere che, per correttezza, i Cittadini, i comitati, le associazioni, nonché i partiti e movimenti che hanno aderito, sono stati informati sul fatto che la manifestazione è stata VIETATA attraverso un comunicato stampa pubblicato su imolaoggi.it, nel quale non invita la gente a partecipare per non offrire alla Gestapo e detrattori vari l’assist per aggravare la sua posizione e quindi invita a decidere secondo coscienza se aderire e partecipare o meno e soprattutto a decidere in funzione di cosa vogliono fare per gli Italiani e per l’Italia. Insomma, decidere se si vuole continuare a far sì che questa cloaca, questa casta di criminali continuino a svendere e distruggere il nostro Paese ed a massacrare e schiavizzare il suo popolo.
Manocchia è eventualmente reperibile al 3398704071

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venerdì 17 luglio 2015

ITALIA SOTTO DITTATURA STRANIERA


Il punto di forza di un regime antidemocratico è il controllo capillare e centralizzato delle informazioni personali di ogni persona fin dalla nascita, ovvero cittadina e cittadino. Mai sentita nominare la Sogei o il Reparto Informazioni e Sicurezza? Fareste bene ad informarvi fino in fondo, prima di abdicare alla vostra personale sovranità umana. 
 
 
 
 
Oggi i dittatorelli in circolazione sulla scena per conto terzi non hanno il fisico né il cervello di una volta, ma comunque fanno ossequiosamente il lavoro sporco per chi vuole dominare, mettere sotto catena e infine inglobare il mondo. Grazie anche al giornalismo venduto al miglior offerente o senza spina dorsale.

Nel belpaese la fantascienza ha surclassato la realtà: basti pensare all’introduzione nel 2003 della tessera sanitaria che incorpora alcuni codici militari elaborati dal Pentagono, nonché alle attività illecite di Eurogendfor (pilotata dalla Nato) fuori dal controllo di legalità della magistratura e del Parlamento di ogni singola ex nazione aderente all'Unione europea. 
Non a caso, nella solita disattenzione generale, proprio il 3 luglio 2015 il governicchio Renzi (telecomandato dall’estero in ossequio ai diktat speculativi massonici e finanziari) imposto dall’abusivo Napolitano ma non votato dal popolo sovrano, ha varato alcuni provvedimenti palesemente incostituzionali. 

Ecco qualche esempio eclatante andato in onda nel consiglio dei ministri numero 72, dove ha presenziato anche il ministro Orlando, quello che ha nominato Adriano Sofri, (vale a dire il mandante dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi), consulente ministeriale di "grazia e giustizia":

«ANAGRAFE NAZIONALE DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE
Regolamento recante adeguamento del regolamento anagrafico della popolazione residente, alla disciplina istitutiva dell’anagrafe nazionale della popolazione residente (Decreto del Presidente della Repubblica – Esame definitivo).

BANCA DATI NAZIONALE DEL DNA E LABORATORIO CENTRALE
Regolamento recante disposizioni di attuazione della legge 30 giugno 2009, n.85, concernente l’istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA (Decreto del Presidente della Repubblica – Esame preliminare).

TRATTAMENTO DEI RIFIUTI E CONTINUITA’ PRODUTTIVA DI SITI INDUSTRIALI  

Il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti e del Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, un decreto legge in materia di rifiuti e di continuità delle attività produttive in siti di interesse strategico nazionale.

STATI DI EMERGENZA

Xylella

In considerazione del perdurare dello stato di emergenza in atto per fronteggiare il rischio fitosanitario connesso alla diffusione nel territorio della Regione Puglia del batterio patogeno da quarantena Xylella fastidiosa (Well e Raju), il Consiglio dei ministri ha approvato una delibera che consente l’adattamento del Piano del Commissario di Protezione civile alle disposizioni del decreto 19 giugno 2015 del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che attua le decisioni dell’Unione europea per il contenimento della diffusione dell’organismo nocivo».
L’ennesimo decreto salva Ilva (l’ottavo) viola ben 6 articoli della Costituzione. È quanto sostiene a buon diritto il gip di Taranto Martino Rosati che, su richiesta della Procura della Repubblica jonica, ha sollevato la questione di legittimità dinanzi alla Consulta non lesinando una serie di “censure” all’operato dell’esecutivo che ha varato un provvedimento per scongiurare il sequestro dell’Altoforno 2, l’impianto nel quale ha perso la vita l’operaio Alessandro Morricella, e il conseguente fermo dell’intera fabbrica. Secondo il giudice Rosati il nuovo provvedimento collide con sei articoli tra i quali l’articolo 2 e 4 della Costituzione. L’articolo 2 della Costituzione impegna lo Stato a garantire i diritti inviolabili dell’uomo, ma il nuovo decreto consente «l’esercizio dell’attività d’impresa – scrive il giudice – pur in presenza di impianti pericolosi per la vita o l’incolumità umana senza pretendere dall’azienda l’adeguamento degli stessi alle più avanzate tecnologie di sicurezza». Il magistrato, inoltre, ha sottolineato che vi sono “dubbi di legittimità” anche rispetto all’articolo 4 della Costituzione che “riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”: ma la nuova norma varata dal Consiglio dei ministri avrebbe dovuto tener conto del principio per cui il diritto al lavoro non è da intendersi come “un’attività lavorativa, quale che essa sia e quali che siano le condizioni in cui la stessa si svolga”, ma anzi proprio quel diritto «impone, in primo luogo e quale presupposto essenziale e inderogabile, che il lavoratore operi in condizioni di massima sicurezza». L’Altoforno 2, invece, anche per ammissione della stessa Ilva è priva di una serie di dispositivi di sicurezza che mettono a rischio l’attività dei lavoratori come dimostrato anche da un altro evento anomalo che si è verificato pochi giorni dopo l’incidente che ha ucciso il 35enne tarantino. Ma a queste violazioni, inoltre, vanno aggiunte una serie di lacune che secondo il gip di Taranto sono presenti nel provvedimento del Governo varato “in tutta fretta” solo con l’obiettivo di “neutralizzare gli effetti del sequestro dell’altoforno Afo 2 della stabilimento”. La norma prevede che in presenza di sequestro gli stabilimenti di interesse strategico nazionale possano continuare a produrre anche se gli impianti non rispettano le norme di sicurezza semplicemente presentando entro 30 giorni di tempo un piano di interventi e possono operare per 12 mesi in attesa di adeguarsi a quel piano. Il decreto 92, per il giudice Rosati, presenta una «siderale divergenza» rispetto ai vari principi costituzionali che solo una serie di emendamenti del Parlamento in fase di conversione in legge può ridurre. Una norma, quindi, frutto della fretta che contiene uno “sbrigativo” richiamo alla precedente legge che autorizzava Ilva a produrre acciaio in attesa di adeguarsi alle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale pur continuando a diffondere emissioni nocive per la salute degli operai e dei cittadini di Taranto. Ma è proprio nel raffronto con quella normativa che il gip Rosati ha puntato il dito contro l’operato dell’esecutivo spiegando che quest’ultimo decreto che riguarda la sicurezza dei lavoratori a differenza del precedente che invece riguardava le violazioni ambientali non contiene alcuna sanzione per la fabbrica. Non solo. Il piano di interventi dovrebbe essere presentato a vigili del fuoco, Inail e Asl “senza nessuna forma di controllo”. Per il magistrato, quindi, potrebbe verificarsi che il decreto «risulterebbe rispettato, con conseguente diritto alla prosecuzione dell’attività produttiva» anche in presenza di misure di intervento inadeguate o insufficienti. «È oggi consentito per Iegge” conclude il giudice tarantino “che un’azienda, se d’interesse strategico nazionale, possa continuare a svolgere la propria attività anche quando tale esercizio sia suscettibile di aggravare o protrarre le conseguenze di un reato, se non addirittura costituisca esso stesso reato, e che ciò essa possa fare per un anno, soltanto limitandosi a predisporre e comunicare un piano di interventi ad alcuni enti pubblici, che non possono nemmeno sindacarne contenuti ed attuazione».

Dulcis in fundo: in Puglia ossia in Italia, non esiste alcuna emergenza Xylella come già ampiamente dimostrato in una precedente inchiesta sul campo. Alla prova dei fatti la Xylella non c’è, non è mai apparsa in Europa. E latitano pure le prove scientifiche: il saggio di patogenicità. Eppure le autorità regionali e nazionali hanno minacciato di distruggere gli uliveti salentini, non si sa per miopia o calcolo speculativo, invece di attuare la bonifica delle aree inquinate dagli sversamenti ecomafiosi e di proibire l'uso dissennato di pesticidi.
Allora, non abbiamo che da perdere le catene, o soccombere, ma senza lamenti italidioti per carità. Siamo sotto scacco a causa della nostra inerzia individuale, sociale e politica. Nel 1947, i padri costituenti hanno consegnato al popolo sovrano la Costituzione repubblicana (inattuata e stracciata con l'entrata in vigore nel 2009 del Trattato di Lisbona), con il compito precipuo di controllare il potere. La libertà va conquistata e salvaguardata. Dunque, la parola d'ordine è ribellione popolare. Che fare? Mettere in pratica la disobbedienza civile. Un pacifico sciopero generale ad oltranza fino alle dimissioni dell'esecutivo eterodiretto di mister Renzi, obiezione fiscale a tappeto perché con una pressione fiscale dello Stato al 60 per cento (record mondiale) il reato è la tassa, non l'evasione. Infine, istituzione di una nuova Costituente.



riferimenti:




inchieste:





http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=corte+costituzionale 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=napolitano 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=anagrafe 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=italicum 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=ris 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/07/italia-su-la-testa_15.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/07/il-governicchio-renzi-con-sofri-ha.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/05/usa-alleati-di-mafia-dal-1943-contro.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/10/italia-stato-di-mafia.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/02/italia-l-obiezione-fiscale-ad-oltranza.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/10/italia-analfabeta.html


Gianni Lannes 

Fonte 

domenica 12 luglio 2015

La Camera dice sì al "prelievo forzoso": presto si potranno colpire i conti correnti

La Camera ha recepito la direttiva Ue, che legittima il bail in. In caso di crisi bancarie, a pagare sarà chi sul conto ha una somma ingente di denaro

 http://robertoimprota.net/wp-content/uploads/2014/04/vignetta-crisi-314.jpg
 Approvata alla Camera in via definitiva la legge di delegazione europea 2014 che recepisce 58 direttive europee, adegua la normativa nazionale a 6 regolamenti Ue e attua 10 decisioni quadro. I sì sono stati 270, 113 i no, 22 gli astenuti. Tutte direttive che ci riguardano da vicino, o meglio riguardano da vicino i nostri soldi: in Italia adesso è legittima la procedura di "bail in", un piano ben preciso che prevede che, in caso di crisi, siano i creditori e i correntisti a pagare per gli errori commessi dalle banche che, se non corretti, potrebbero tradursi in vere e proprie bombe sistemiche. Insomma con effetto a partire dal 2016, in caso di crisi di liquidità di banche, i problemi - come dice la parola bail in, in contrapposizione a quella di bailout (aiuti che vengono dall'esterno) - saranno risolti accedendo, in caso di necessità, anche ai depositi superiori ai 100mila euro.

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martedì 16 giugno 2015

Libertè, egalitè, fraternitè....ma de che?

Scontro Italia-Francia sui migranti. Parigi: «Non passeranno» 

A pochi giorni dall'arrivo di François Hollande a Milano, dove domenica incontrerà Matteo Renzi, sale la tensione tra Italia e Francia. Le nostre autorità protestano sempre più apertamente contro l'atteggiamento della polizia transalpina a Ventimiglia, che rimandano da giorni in Italia i profughi che cercano di passare la frontiera. Ma da Parigi il ministro dell’Interno avverte: «I migranti non passeranno (per il valico di Ventimiglia, ndr) deve farsene carico l’Italia». 


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Renzi (che vedrà mercoledì anche David Cameron) chiede un nuovo piano europeo per gestire i flussi migratori e prepara un “piano B” in caso di mancato accordo. Anche se il portavoce del Commissario Ue all'Immigrazione chiosa: «Non siamo al corrente di piani B, stimiamo di aver trovato un buon equilibrio» nella proposta che domani sarà sul tavolo dei ministri dell'Interno della Ue. Il ministro dell'Interno italiano Angelino Alfano però avverte: l'Italia non accetterà un'Europa egoista. E definisce «un pugno in faccia all’Europa» le immagini dei migranti costretti a dormire sugli scogli a Ventimiglia. Oggi, intanto, saranno riaperti i varchi della frontiera italiana verso il Nord Europa, con la fine della sospensione degli accordi di libera circolazione nello spazio Schengen, misura adottata dalla Germania per il G7 di Emau.

Parigi: migranti non passano, se ne occupi l'Italia
Dall'inizio dell'anno «abbiamo avuto circa 8.000 passaggi e abbiamo fatto riammettere in Italia circa 6.000 migranti. Non devono passare, è l'Italia che deve farsene carico. Bisogna rispettare le regole di Schengen». Lo ha detto il ministro francese dell'Interno, Bernard Cazeneuve, in un'intervista alla radio francese. «Bisogna che l'Italia accetti di creare dei centri» per distinguere i migranti economici irregolari (da rimpatriare subito) dai rifugiati, ha aggiunto Cazeneuve, sottolineando che la Francia «non ha bloccato le frontiere».
Renzi: piano B? Italia fa da sola
A lui ha risposto a distanza il premier Matteo Renzi (in conferenza stampa dopo il bilaterale con il presidente messicano), per il quale «l'Europa ha il dovere di affrontare il problema immigrati tutti insieme, mentre l'atteggiamento muscolare che alcuni ministri di Paesi esteri stanno avendo va nella direzione opposta». E ha aggiunto: «L'Ue è ad un bivio: o ragiona come comunità e si fa carico di risolvere tutti insieme il problema, e questo è il piano A. Ma se non si trovano soluzioni alte, faremo da soli: il piano B è che l'Italia affronta il problema da grande paese che è».
Nuova notte sugli scogli a Ventimiglia
Un centinaio di profughi ha trascorso una seconda notte sugli scogli nella zona di Ponte San Ludovico a Ventimiglia, a pochi metri dalla frontiera con la Francia, presidiata dalle autorità d'Oltralpe che non consentono loro di varcare il confine. Molti di loro sono etiopi, eritrei, senegalesi, somali, sudanesi. Al grido di «indietro non torniamo», chiedono di poter raggiungere, attraverso la Francia, amici e parenti nei paesi del Nord Europa. Per i migranti, un centinaio in tutto, che, invece, hanno trascorso la notte nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Ventimiglia, Trenitalia ha messo a disposizione del Comune una sala d'aspetto dove poterli sistemare. Tra loro anche donne e bambini.


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Commento di Oliviero Mannucci: Quand'è che i tecnocrati europei, con il loro culo al caldo delle loro poltrone, capiranno  che è in atto una emergenza umanitaria di proporzioni enormi. La UE deve dare prova di maturità ed avviare al più presto due tipi di azioni: la prima, risolvere il contingente, aiutando i migranti che arrivano dai paesi in guerra. La seconda: avviare una sorta di piano Marshall, per aiutare i paesi in difficoltà a migliorare le condizioni di vita dei suoi abitanti. In passato molti paesi europei, compresa la Francia, si sono arricchiti rubando le risorse dei paesi da loro colonizzati con la forza e la violenza, distruggendo di fatto lo stato sociale  e culturale di tali paesi che sono stati ulteriormente impoveriti. Ora è arrivato il momento di restituire un pò di quanto rubato in passato, l'Europa, non può essere un fortino, deve accogliere chi necessità di aiuto, non può far finta di non vedere, altrimenti tradirebbe i principi sulla quale a parole, dovrebbe essere basata. Renzi farebbe bene a farsi da parte, non è con gli spot che si risolvono problemi così seri. Ma quale piano B? Quando non è riuscito ancora a fare niente per l'Italia, se non riempire il cervello della gente di chiacchiare.  Qui ci vuole un pò sale in zucca! Perchè mentre i politici si perdono in dimostrazioni più o meno muscolari, la gente muore! Un esempio lo hanno dato, come al solito, i cittadini di Roma e di altre città italiane, che si sono mobilitati in prima persona, portando cibo, coperte, acqua ai migranti in difficoltà. E' il momento di agire, non di chiacchierare. Capito Renzi?! Capito Francia !? Capito UE!? E ricordaevi anche dei cittadini europei, che senza di essi, non stareste con il culo al caldo sulle vostre  morbide poltrone!

giovedì 11 giugno 2015

Padre Zanotelli su Expo e acqua - Renzi obbedisce ai potentati economico-finanziari


Tangenti Mose, un anno dopo: tutti i corrotti in carcere ma il cancro è senza fine

La maxi retata travolge il Veneto portando alla luce un colossale giro di mazzette. Poco dopo l’inchiesta di Firenze dimostra che Tangentopoli non è certo sconfitta 


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VENEZIA. Quella mattina a Piazzale Roma, ad aspettare la conferenza stampa della procura, c’era perfino una tv russa. Erano venuti per la Biennale di Venezia e alle prime notizie di agenzia da Mosca li avevano smistati subito sugli arresti del Mose. Il giorno dopo lo scandalo era sui giornali e le tv di mezzo mondo. Quando si dice la rendita di posizione di cui gode Venezia. Gode si fa per dire, nei panni del sindaco Giorgio Orsoni, che si trovò segnalato come epicentro dello scandalo, anche se le due “onnipotenze” che lo gestivano erano il Consorzio Venezia Nuova e la giunta regionale di Giancarlo Galan. Per stare nel Veneto.
Come sappiamo, il 4 giugno 2014 fu il punto d’arrivo di una frana cominciata molto prima, il 28 febbraio 2013, con l’arresto di Piergiorgio Baita, Claudia Minutillo, Ambrogio Colombelli e Niccolò Buson per fatture false, appalti truccati e frode fiscale. E diventata una valanga il 13 luglio 2013 con l’arresto per gli stessi motivi di Giovanni Mazzacurati, con il sequestro del server del Consorzio e l’acquisizione di prove che inchiodarono il Magistrato alle Acque. Qui emerge che Piergiorgio Baita e la Mantovani non sono il perno ma una ruota del meccanismo. Coinvolti con lo stesso grado di responsabilità (anzi maggiore, perché Baita entra nel Cvn solo nel 2003 pagando 70 milioni a Impregilo che esce) sono le altre grandi imprese: Mazzi, Condotte, il Coveco.
Tutti elementi che permettono il passaggio al girone superiore, l’arresto di politici, amministratori pubblici, professionisti, imprenditori, magistrati, dirigenti dello Stato, ex ministri, perfino appartenenti alle forze di polizia, ufficiali superiori della Guardia di Finanza, servizi segreti. Nello scandalo Mose c’è la crema delle professioni liberali, l’ossatura dell’organizzazione sociale.
Un anno dopo cosa rimane? A parte i processi ancora aperti, nient’altro si direbbe. La classe dirigente politica e imprenditoriale, italiana e non solo veneta, ha ingoiato il rospo e rimosso tutto. La versione ormai data per acquisita è che i responsabili dello scandalo Mose sono tutti identificati. I ladri del denaro pubblico sono in carcere o sotto processo e per conseguenza, tirando un respiro di sollievo, la corruzione è stata debellata. Meno male. Abbiamo gli anticorpi e siamo usciti vincitori.
Poi il 16 marzo 2015 capita che la magistratura di Firenze arresti Ercole Incalza, il superburocrate del ministero delle infrastrutture e con lui Stefano Perotti, un ingegnere cui il primo affidava - dietro “conquibus” - la direzione lavori di grandi opere pubbliche. Gliene contano 17. Tra queste c’è anche la Pedemontana Veneta, in corso di realizzazione tra Vicenza e Treviso, costo 2 miliardi e 258 milioni di euro. L’arresto di Incalza travolge il ministro Luppi, che è costretto a dimettersi. Tornano alla ribalta le domande troppo frettolosamente archiviate: se Incalza è sopravvissuto a 7 governi, se il Consorzio Venezia Nuova è passato indenne attraverso il controllo di 14 ministri delle infrastrutture, dall’ex pm Antonio Di Pietro a Nerio Nesi e Alessandro Bianchi di Rifondazione Comunista, chi comanda veramente nelle grandi opere pubbliche? I politici o i supertecnici?
Nell’un caso e nell’altro, il finale della vicenda Mose è ancora da scrivere. La classe politica coinvolta si ferma a Giancarlo Galan, con una coda romana che arriva solo ad Altero Matteoli. Quanto ai superburocrati, non si va oltre gli ex presidenti del Magistrato alle Acque. E i loro referenti romani, gli Incalza della situazione, dove sono? Qui non si parla evidentemente di responsabilità penali. Le indagini della magistratura hanno toccato le persone ma non i meccanismi ed è su questi che occorre mettere le mani. Se non era compito dei magistrati farlo, a chi tocca rimettere in carreggiata il treno deragliato delle grandi opere pubbliche?
La domanda non è rivolta a vaghi interlocutori nazionali. Il Veneto è pieno di grandi opere pubbliche del cui iter poco si sa, o si fa sapere. Primo fra tutti il Mose: l’unico risultato dell’inchiesta, lamentano le imprese, è aver bloccato i lavori. A parte il ritardo nella consegna, rilanciano, chi ci pagherà il blocco dei cantieri per un anno?
Si potrebbe considerarlo una specie di “dazio” che lo Stato paga per aver dormito su sprechi e ruberie che avrebbe dovuto vedere, uno scotto insomma da accettare, se i commissari che hanno preso il posto di Mazzacurati riuscissero davvero a far ripartire i lavori su binari di legalità e trasparenza. Per esempio mettendo in fila
tutti i contratti che il Consorzio aveva in essere e tagliando senza pietà quelli che non sono essenziali al completamento del Mose. Inclusa l’idea che ritorna di andare a vendere il brevetto all’estero: chi lo comprerebbe dopo tutta la pubblicità negativa?

Renzo Mazzarro

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Commento Oliviero Mannucci: Ma vi rendete conto? Eppoi quando arrivano le elezioni...? Andate a votare, ci dicono loro. Col CAZZO dico io!