IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

martedì 6 settembre 2011

I parassiti dello Stato. Quanto ci costano i politici italiani?


Circa 20 miliardi di euro spesi ogni anno in costi diretti ed indiretti. All'interno il dettaglio delle spese, le possibili soluzioni e l'ambigua posizione del Partito Democratico

E dopo la Chiesa, lo Stato, anzi 'la politica'. Quante sono le persone che vivono direttamente di politica? Un esercito composto da oltre 145 mila tra Parlamentari, Ministri, Amministratori Locali. A questi vanno aggiunti gli oltre 12 mila consiglieri circoscrizionali; 24 mila persone nei Consigli di Amministrazione delle 7 mila società, Enti, Consorzi, Autorità di Ambito partecipati dalle Pubbliche Amministrazioni; quasi 318 mila persone che hanno un incarico o una consulenza elargita dalla Pubblica Amministrazione. E poi la massa del personale di supporto politico addetto agli uffici di gabinetto dei Ministri, Sottosegretari, Presidenti di Regione, Provincia, Sindaci, Assessori Regionali, Provinciali e Comunali; i Direttori Generali, Amministrativi e Sanitari delle ASL; i consigli di amministrazione degli Enti Pubblici.

Ogni anno i costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 20 miliardi di euro. Vediamo di seguito il dettaglio.

Per il funzionamento degli Organi dello Stato centrale (Presidenza della Repubblica, Camera dei Deputati, Senato della Repubblica e Corte Costituzionale, Presidenza del Consiglio), quest’anno i costi saranno di oltre 3,2 miliardi di euro. Per gli Organi di Regioni, Province e Comuni i costi ammontano a 3,3 miliardi di euro. La Corte dei Conti, Consiglio di Stato, CNEL, CSM, Consiglio Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia, per funzionare costano 529 milioni di euro. E la Presidenza del Consiglio, 477 milioni di euro. I costi per l’indirizzo politico dei Ministeri ammontano nel 2011 a 226 milioni di euro. Nel 2010 il solo costo per il funzionamento dei Consigli e Giunte Regionali è stato di circa 1,2 miliardi di euro. Per le Province siamo a 455 milioni di euro nel 2008, per i Comuni, di 1,6 miliardi. Per le consulenze, gli incarichi, le collaborazioni e le spese per i comitati e varie commissioni la spesa nel 2009 è stata di 3 miliardi di euro. Per i compensi, le spese di rappresentanza, il funzionamento dei consigli di amministrazione, organi collegiali, delle Società pubbliche o partecipate ed Enti, locali e nazionali, si sono spesi nel 2010 2,5 miliardi di euro. La direzione delle 255 Aziende sanitarie e ospedaliere ci costano oltre 350 milioni di euro; mentre il costo dei Consigli di Amministrazione è di circa 40 milioni di euro. I costi per il personale di nomina politica, per le Segreterie di Presidenti, Sindaci e Assessori, si aggirano intorno a 1,5 miliardi di euro l’anno.

E vogliamo parlare delle 'auto blu'? Al 31 marzo scorso, le auto blu della Casta risultavano essere 629.120. Uno scandalo mondiale, ancora più grave se si pensa che sono pure aumentate rispetto al 2009 (erano 607.918). Per rendersi conto di questa autentica nefandezza della politica italiana, bisogna proprio...dare i numeri. Questa vergogna costa ai contribuenti 21 miliardi di euro all'anno fra stipendi degli autisti, carburante, pedaggi autostradali, leasing, noleggio. Ed è allucinante pensare che negli Stati Uniti le auto blu sono appena – vieppiù considerando le proporzioni - 73 mila, che in Francia sono 65 mila, 55 mila in Gran Bretagna o 23 mila in Portogallo. Io capirei se i nostri conti stessero più che a posto; in tal caso ci potremmo (si potrebbero...) anche abboffare di “auto blu”; in realtà tutti noi sappiamo bene che invece lo Stato italiano si...puzza dalla fame, tant’è che ha bisogno di una manovra da 40 miliardi.

Ovvio che non si può certo pretendere di abolire totalmente questo parco auto. Ma cosa succederebbe se riducessimo le vetture pubbliche di rappresentanza ai livelli, per esempio, della Francia? o dei virtuosi USA? Ebbene, avremmo 169.200 auto blu, ed un costo di poco più di 5 miliardi, anziché 21. Siamo senz’altro il Paese più “blu” del mondo. E invece dovremmo essere il più “rosso”...il colore della vergogna. E come si potrebbero ottenere altri risparmi di spesa? Con le province, ad esempio. Le province italiane sono 110. Costano al contribuente circa 17 miliardi di euro, cioè quasi la metà dell'importo della stangata a orologeria di Tremonti. Inoltre, se si accorpassero gli oltre 7.400 Comuni al di sotto dei 15 mila abitanti, il risparmio ammonterebbe a circa 3,2 miliardi di euro. Senza contare che con una più “sobria” gestione del funzionamento degli uffici regionali, si potrebbero risparmiare 1,5 miliardi di euro.

Si perde il conto di quanti inutili sprechi (inutili per noi cittadini, non certo per la “casta”) abbiamo sotto gli occhi e di quanto si potrebbe risparmiare abolendoli. Cifre enormi che potrebbero essere dirottate, per dirne una, a favore dei lavoratori dipendenti e pensionati.

E ora, caro lettore, dovrò farti venire un gran mal di pancia e provocarti un’incazzatura omerica: entrerò nel dettaglio dello stipendio medio di un deputato italiano (e però, lettore mio adorato, prima di continuare la lettura, tira un gran respiro, siediti e cerca di star tranquillo). Allora, la prima voce è l’indennità, la “retribuzione”, pari a 5.487 euro mensili netti (sì, hai letto bene, netti). Segue la diaria come rimborso per le spese di soggiorno a Roma: 4.003 euro mensili. Poi c’è il rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori di euro 4.190. Inoltre i deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. E comunque è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km. I deputati dispongono, inoltre, di una somma annua di 3.098 euro per le spese telefoniche. E poi gratis tessera del cinema e del teatro, francobolli, piscine e palestre, ristorante.

Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l’assegno di fine mandato (la liquidazione), che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi). E poi c’è l’assegno vitalizio. Il deputato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. L’importo dell’assegno varia da un minimo del 25 per cento a un massimo dell’80 per cento dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare. Vi lascio, infine, con un ultimo, affettuoso pensiero per il PD. I nostri eroi “piddini”, notizia di pochi giorni fa, si sono astenuti sul voto per la soppressione delle Province. Embè, per forza... qua tutti tengono famiglia e le presidenze di provincia occupate dal PD sono 40. Che dire, a me, uomo di sinistra, francamente il PD non di rado mi sconcerta: e stavolta la sua non-posizione sull’abolizione delle Province (che in realtà è una posizione: teniamocele che mi conviene), e un’altra volta prende le distanze dalla proposta di referendum sull’abolizione dell’attuale legge elettorale (la celeberrima “Porcellum”), e un’altra non si espone sul testamento biologico o sulla riduzione del numero dei parlamentari. Non si capisce se facciano così per semplice insipienza, per stupidità politica, o invece sia per calcolo, per convenienza (ma di quelle di piccolo cabotaggio). Ma si rendono conto o no del momento che l’Italia sta vivendo, che stiamo alla canna del gas? Lo capiscono almeno loro che senza forti cambiamenti, senza una scossa politica forte da decimo grado della scala Mercalli, senza uno tsunami di idee nuove il Belpaese è destinato alla morte...cerebrale ? Se anche dopo due segnali forti e importanti come le recenti amministrative e il referendum, il Partito Democratico non ha la forza e le palle di dimostrare agli italiani che non tutti sono uguali, la partita dell'alternativa non comincerà nemmeno, l’arbitro fischierà la fine prima dell’inizio...

Mi calo il cappello sugli occhi e mi addormento.

Fonti: UIL (marzo 2011); Quotidiano.net

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